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Associazione di Volontariato

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Numero 6 (Anno IV n. 1)

ottobre 2001

Indice

1.  

Relazione del presidente (1 aprile 2001)

2.  

E' sufficente amare ? Risorse e limiti di una visione intersoggettiva della sessualità

3.  

III Corso di formazione

4.  

Come parlare ai ragazzi di sessualità - riflessioni e appunti dall'incontro di don Risatti (seconda parte)


Relazione del presidente

Viveva un tempo un vecchio eremita molto ascetico nel corpo e santo nello spirito, ma dalla mente un po’ confusa.
Questo santo uomo andò a far visita ad Abba John per parlargli della mancanza di memoria. 
Avendo ricevuto da lui dei saggi consigli, ritornò alla sua cella. Sulla via del ritorno dimenticò ciò che Abba John gli aveva detto. 
Allora si recò di nuovo da lui e ricevette lo stesso consiglio, ma sulla via del ritorno se lo dimenticò di nuovo. 

Ascoltava Abba John, ma poi mentre tornava alla sua cella gli veniva l’amnesia.
Molti giorni dopo incontrò per caso Abba John e gli disse: “Lo sa, Padre, che ho dimenticato di nuovo quello che mi ha detto? Avrei voluto tornare indietro, ma l’avevo già disturbata tanto e non volevo importunarla ancora.
Abba John lo guardò con tenerezza e gli rispose: “Vai ad accendere una lampada” 
Il vecchio eremita lo guardò un po’ stupito ma poi ubbidì. 
Allora Abba John aggiunse: “Porta qui altre lampade ed accendile con questa”. 
Egli fece come gli era stato detto. 
A quel punto Abba John lo interpellò: “Secondo te la prima lampada è stata depauperata per il fatto di essere servita ad accendere le altre?” 
“No” replicò il vecchio.
“Ebbene la stessa cosa vale per John.  Se non soltanto tu, ma l’intera città venisse da me per chiedere aiuto o consiglio, io non ne sarei affatto sminuito. 
Vieni quindi quando vuoi, senza la minima esitazione”.                                 

Forse a volte succede anche a noi di ricevere dei buoni consigli o indicazioni di percorso, ma anche noi come quel santo eremita, li perdiamo per strada. 
Quello che non dobbiamo perdere per strada è l’altro. 
L’altro, per tutti noi del Progetto AMOS, è una risorsa.
Questo dovrebbe essere per noi come un motto, un impegno.
L’altro è risorsa: di qui nasce la bellezza di una associazione di volontariato come la nostra che ha scommesso sulla persona, sulla relazione tra l’uomo e la donna. 
Dobbiamo sempre farci accompagnare dalla convinzione che anche noi possiamo essere, siamo, dobbiamo essere, risorsa per gli altri

A questo punto capiremmo le lampade accese che danno luce a tante altre. Chi passerà vicino a questo insieme di lampade accese, potrà godere della luce gratuita che esse generano e forse vederci più chiaro nel suo cammino.  


Anche quest’anno nell’Associazione si sono accese delle nuove piccole luci: 

1.   

Abbiamo affittato una nuova sede per l’Associazione


Ringrazio tutti quelli che a diverso titolo hanno lavorato con entusiasmo e impegno per la realizzazione di questa sede. 
Penso che nel cuore di tutti ci sia la gioia di dire abbiamo una “casa”. Questo è il senso di una sede, non solo ufficio, non solo luogo di ritrovo, di lavoro, ma una casa con un cuore in cui c’è spazio per crescere nella comunione per essere più luce per gli altri. 

2.   

La seconda luce è la nascita del sito Internet del Progetto


Credo che anche questa possa essere una “casa” virtuale in cui tanti possono passare e fermarsi un momento e cogliere qualche dono che può offrire il Progetto AMOS e magari portare qualche mattone.

3.   

La terza luce che mi sembra di vedere quest’anno è la nascita del Comitato Scientifico che si è messo subito all’opera per rivedere, rifondare, migliorare il biennio di formazione che andremo a proporre a coloro che avranno interesse alle tematiche del Progetto.  


A questo proposito siamo tutti chiamati in causa e rinnovo l’invito di trovare almeno un omologo ma nulla vieta la pluriclonazione … 

4.   

Una bella luce che sta per accendersi è quella dell’uscita in libreria   fra pochissimo del libro “Qualcosa di nuovo”. 


Senza il contributo generoso di tanti di voi, non sarebbe nato.    

Un ringraziamento ancora a tutti coloro che a vario titolo fanno camminare il Progetto con interventi formativi di diverso tipo. 
Un grande grazie di cuore va a tutti voi soci dell’Associazione perché siete le lampade che date senso e luce all’Associazione e non solo…

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E' sufficente amare ?
Risorse e limiti di una visione intersoggettiva della sessualità

Presentiamo i contenuti essenziali di un articolo di- Lacroix " Suffit il d'aimer? Resurces et limites de l'interpretation intersubjective de la sexualitè », noto al Progetto Amos per la pubblicazione di due tesi la cui lettura è stata più volte consigliata -: "Il corpo di carne", EDB 1996 e "Il corpo e lo spirito", Qiquajon, Magnano (BI) 1996.

La seconda metà del XX° secolo sarà ricordata come un'epoca di rinnovamento per l'etica sessuale cristiana, per come ha coinciso con una valorizzazione del tutto particolare della dimensione interpersonale della sessualità. Tra gli anni '30 e '50, autori come Von Hildebrandt, Doms, Scheler, Nerleau-Ponty, fino a Sartre, Levinas e Ricoeur, hanno dato avvio a questo processo di soggettivazione con cui l'uomo diventa soggetto della sua sessualità. E' però soltanto a partire dal Concilio che la Chiesa assume ufficialmente tale prospettiva di soggettivazione: la relazione intersoggettiva è relazione d'amore inscindibile da una relazione
d'alleanza. Così la correlazione tradizionale tra sessualità e matrimonio è stata ripensata dall'interno, grazie anche alla mediazione di un approccio fenomenologico all'amore che ne ha accentuato l'aspetto del dono, dell'accoglienza, dell'apertura, dell'abbandono a... Lo provano chiaramente documenti come: La Gaudium et
Spes al n. 49, e la Familiaris Consortio al n. 11. In entrambi i testi, la nozione di "dono" è fondamentale ed il tono decisamente personalista segna un allontanamento da quelle categorie riferite alla natura e alle sue leggi, da cui aveva
preso le mosse la maggior parte dei precedenti interventi del Magistero. E' in questa prospettiva che - nel decenni successivi ha lavorato la maggioranza dei moralisti cattolici e si è orientata la stessa pastorale. Sul fronte protestante ed ortodosso si è seguita la stessa linea: si pensi ad E. Fuchs, Dumas, Grimm, Nehl, Bovet fra i primi Evdokimov, Clement, Khodor fra i secondi. I teologi finora, citati sono tanto debitori alla fenomenologia, all'esistenzialismo, al personalismo alla psicoanalisi e alla poesia, quanto al corpo della Rivelazione e della tradizione. Per quanto riguarda la scrittura, basterà pensare alla Genesi e al cantico dei Cantici. Anzi, il triangolo amore - sessualità - alleanza, al di là del nesso sessualità-fecondità, potrebbe essere persino considerato il contributo biblico al patrimonio morale universale.

E' tutto qui, allora? Certamente no. Oggi abbiamo imparato ormai a riconoscere i limiti di una morale della soggettività. Che ne è stato nel frattempo delle altre dimensioni della sessualità?
Ad esempio viene rispettato a sufficienza il suo spessore antropologico? E la sua dimensisione sociale, comunitaria, il suo rapporto con le istituzioni e la legge? Inoltre, la sua dimensione energetica, ancorata al corpo - di cui fà parte il dato di una possibile fertilità - viene realmente presa m considerazione?

L'etica corrente, condivisa dagli stessi cristiani, sembra riposare su quelle basi che hanno fatto da presupposto al pensiero liberale: primato della libertà, della responsabilà, dell'individuo e "dell'autonomia della volontà". Sul piano ideologico, quest'etica si sposa volentieri con delle opzioni libertarie: sospetto nei confronti dell'autorità e dell'istituzione, definizione di libertà come affrancamento, priorità accordata al desiderio spontaneo, valorizzazione della trasgressione. A delimitare tutto ciò, concorre un altro ideale: quello del principio di uguaglianza.
La libertà appartiene, cioè, all'uno ed all'altro partner e il desiderio deve essere reciproco dando la forte riprovazione dello stupro, della pedofilia, e di ogni forma di assoggettamento della sessualità al potere.
Esiste una parentela stretta tra l'affievolimento del senso della legge e il venir meno della coscienza dell'appartenenza comunitaria.
Al cristiano moderno e liberale va allora posta la seguente domanda: una volta integrato il prinicipio di "autonomia della volontà", come riconoscere che l'autonomia - che è un bene inalienabile, ma non è l'unico - deve essere corretta e nequilibrata? Come collegarla, inoltre, ad atteggiamenti specificamente religiosi quali l'affidamento, la solidarietà l'obbedienza? Come vivere, cioè, da soggetti liberi e responsabili rispondendo a tutto questo?
Non si tratta ovviamente, di riabilitare un'adesione passiva o precettistica ad una morale del codice, (la via intrapresa dall'"autonomia della volontà" è, su questo punto, senza ritorno), bensì di far luce sui pre-requisiti della coscienza fra cui
spicca quello dell'appartenenza di ciascuno ad un corpo più grande dei suo (il cristiano sa, cioè, di essere «tabernacolo dello Spirito Santo» nel senso illustrato da Paolo in 1 Cor 6, 12-20).
Dunque non è questione di applicare semplicemente un codice, ma di recepire dei punti di vigilanza che sono altrettanti inviti ad integrare la sessualità in qualcosa che è più grande di lei.
Essi, provenendo da una tradizione culturale diversa da quella cui s'appoggia la mentalità corrente, potranno costituire altrettanti arricchimenti di senso: come per esempio una maggiore attenzione accordata... alla differenza sessuale, alla connessione tra sessualità e fecondità, al compimento della dimensione dell'alleanza.

(Fine prima parte)
 

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III corso di formazione:
2001 - 2003

Parte in autunno il 3° corso blennale di Formazione (2001 - 2003), annunciato durante il mini-convegno del 1° Aprile. Il corso, intitolato «Sessualità progetto d'arnore» è progettato ed organizzato dal Comitato scientifico del Progetto Amos, attivo dal Settembre 2000. Ciascuno dei due anni si articola in tre Domeniche più un "week-end residenziale" di chiusura, in primavera. Come sempre, ogni giornata prevede sia lezioni fondamentali che attività di approfondimento personali e di gruppo. 

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Come parlare ai ragazzi di sessualità
Riflessioni e appunti dall'incontro di don Risatti (Seconda parte)


Per il ragazzo l'età che vive è la sua vita e gli è difficile comprendere che dovrà crescere nella sua capacità di amare, che dovrà passare attraverso l'adolescenza che nei piani della natura non è solo metterlo in grado di riprodursi ma inserirlo con responsabilità all'interno della società umana, ecc..

Lo stabilizzarsi dello sviluppo fisico, intorno ai 18 anni, inserisce in ragazzo nella necessità di gestire alcuni fenomeni affettivi:

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l'infatuazione, cioè la proiezione di proprie caratteristiche in un'altra persona che appare quindi perfetta. Se una persona è sufficientemente matura, l'infatuazione dovrebbe passare velocemente.

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la confusione tra amore e bisogni di origine traumatica. Tali bisogni, presenti in tutti noi, sono una sete che non si spegne mai (bisogno di affetto, di sentirsi amati, coccolati, protetti ... ). La risposta ad un bisogno di origine traumatica è subitanea e crea un legame di dipendenza dall'altro. E' quindi lontana dall'amore. Sono molti i bisogni che vengono scambiati per amore. Fromm nel suo libro "L'arte di amare" ne tratta approfonditamente.

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l'innamoramento è un'altra realtà ancora. E' un fenomeno limitato nel tempo. Si può definire un "campione gratuito dell'amore"; nell'innamoramento si verifica uno sconvolgimento psicofisico che porta la persona nella dimensione dell'amore: cadono le barriere dell'incomunicabilità, c'è la percezione di potersi esporre e del valore dell'altro. Quindi è diverso dall'infatuazione, ma è anche diverso dall'amore che richiede anche altro per durare nel tempo: volontà, sforzo, fatica, impegno. Il ragazzo ha bisogno di iniziare la realtà dell'amore a partire dall'innamoramento e di capire cosa gli sta succedendo. L'innamoramento può essere innescato dall'attrazione erotica e dalla risposta ad un bisogno, questo è normale, l'importante è che non si fermi a questo. Il rischio di molti giovani è pensare che amarsi sia la base garantita dei matrimonio, invece ci vuole tutta un'altra base: un cammino comune, che è anche cammino affettivo ma non solo.

Tutte queste realtà affettive si confondono nel ragazzo che si smarrisce.
La formazione deve quindi riguardare tutta la vita del ragazzo e la maturazione deve avvenire a 360°.
Non si può amare la propria ragazza e non gli altri. Gesù stesso in quanto uomo, amava a "gironi affettivi": sceglie i 12, a volte ne prende solo 4, Giovanni era il prediletto, sicuramente aveva un rapporto molto profondo con la madre... ma la sua capacità di amare si misura nel dare la vita per tutti gli uomini.

Per riassumere:

  1. Cogliere le occasione ed evitare i discorsi ufficiali.

  2. Rispondere a tutte le domande, ance a quelle provocatone, in modo chiaro e tranquillo.

  3. Chiedersi "cosa c'è dietro quella domanda?" per rassicurare le ansie del ragazzo.

  4. Inserire l'informazione sessuale all'interno di un cammino di formazione della persona a 360°.

Le riflessioni svolte da don Risatti mi sono sembrate particolarmente interessanti. e coerenti con la linea teorica e metodologica che in AMOS perseguiamo. Sicuramente sono rimasti aperti alcuni interrogativi, per esempio "quali criteri seguire nell'aiutare i ragazzi a gestire la loro sessualità e affettività, dato il notevole divano tra maturità fisica e psicologica?" e ancora "come costruire cammini di formazione e crescita a 360°?". Questi e altri potranno essere oggetto di ulteriori riflessioni e confronti non solo per noi di AMOS, ma per tutti coloro che si sentano "educatori".

Monica Prastaro 

 

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