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Una delle caratteristiche che più colorano la nostra società è quella che definirei il “politeismo dei valori”. E’ un’espressione che prendo in prestito da Max Weber sociologo e storico di inizio secolo. Già all’inizio del ‘900 questo Autore rifletteva sul fatto che il mondo di allora si era spopolato di dei e forze magiche per diventare un teatro in cui l’attore principale e quasi unico, era l’agire razionale dell’uomo. Visto che però i valori che comparivano all’orizzonte erano molteplici e spesso inconciliabili tra di loro, Weber cominciò a parlare di “collisione” dei valori. Se all’inizio del secolo questa era una riflessione che faceva una ristretta cerchia di filosofi, sociologi, storici, oggi mi sembra che è una constatazione che ci permea tutti fino in fondo e ci interpella nei nostri contatti con le altre persone, con le nostre scelte, comportamenti quotidiani. In passato era più facile poter scrutare un cielo stellato in cui vi erano dei punti fissi e luminosi che indirizzavano il cammino di uomini e donne; oggi le stelle polari sono diventate tante o sono oscurate. Il premio Nobel Carlo Rubbia in un convegno ha affermato “Occorre riformulare il “patto” tra scienza e l’uomo, un patto in cui ciascuno di noi deve avere i propri limiti ed assumersi le responsabilità delle conseguenze del proprio agire in un ambito, che non ci si limiti agli aspetti e ai dati tecnici, ma si tenga conto di tutto ciò che la persona umana, che non è solo una macchina, rappresenta”. Oggi sicuramente il rispetto della persona ha acquistato cittadinanza nella nostra società più che in passato; la considerazione per la persona è diventato un principio che definirei “ecumenico”. Se però si gratta un po’ la vernice di questo concetto su cui tutti sono d’accordo e si va verso i poli dell’inizio della vita e la prossimità della fine, allora cominciano i distinguo e le discussioni infinite. Noi sappiamo che, anche solo dal punto di vista biologico, ogni uomo sulla terra è unico e irripetibile: ha un suo corredo di circa 35.000 geni ereditati, con una possibilità di combinazione quasi illimitata, metà dalla biblioteca genetica del papà e metà dalla biblioteca della mamma. Questa unicità non sarà forse un regalo che ha deciso di farci Padre Eterno che ci ha voluti a “Sua immagine” essendo lui Unico e Originale in assoluto? In una società in cui si fa ascoltare chi ha più mezzi di persuasione o urla più forte, noi come Associazione penso siamo chiamati a scegliere una strada diversa. Tutto questo nel rispetto assoluto della persona, fermandosi sulla soglia della libertà dell’altro; standogli però accanto e provando insieme a salire il monte della verità. Salire comporta fatica: dobbiamo essere disposti a farne un po’. Monte della verità significa che è qualcosa molto più grande di noi che non ci appartiene ma che con umiltà e possibilmente insieme ad altri, possiamo provare a scalare. A questo riguardo, il papa Giovanni Paolo II penso ci abbia dato uno straordinario esempio riconosciuto da tutti, cristiani e non. Aveva la capacità di incontrare veramente tutti ma senza rinunciare alla sua missione e convinzione di principi morali; nella tenacia, costanza, imprevedibilità e dedizione totale. E’ stato un sorprendente e infaticabile tessitore di speranza. Il titolo del suo penultimo libro è: “Alzatevi, andiamo”. Questa parola forte penso potremmo sentirla rivolta anche a noi e diventare un uno slogan, un progetto, un impegno per la nostra Associazione. Dando uno sguardo all’attività di questo anno penso che qualche passo l’abbiamo fatto.
Concludendo vorrei esprimere il mio ringraziamento a tutti voi e in particolare al Consiglio Direttivo che ha condiviso fatiche e responsabilità in questi anni. Faccio i più sinceri auguri al Consiglio Direttivo che verrà eletto. Alzatevi, andiamo! Sentiamoci “chiamati” da questo invito, altrimenti la fatica e le difficoltà ci potrebbero sembrare troppo grandi o inutili. Stare fermi, imprigionati dalla stanchezza e delusione non di deve appartenere! Diventiamo tessitori di speranza, per noi per gli altri! Michelangelo Tortalla Con questa
lettera, in continuità con la tradizione del Magistero (MD), si segna un passo
significativo nello sviluppo e nella comprensione del mistero della creazione
della persona, nell’aspetto di donna e di uomo e del suo significato. Il contenuto della lettera rivela un preoccupazione (definita all’inizio cap. 1) riguardo l’influenza deleteria di alcune correnti di pensiero contemporanee sull’autentica promozione femminile e quindi del ruolo e rapporto uomo/donna.
Le differenze tra uomo e donna non corrisponderebbero dunque, al di là delle ovvie differenze morfologiche, a una natura “data” dal creatore, ma sarebbero mere costruzioni culturali fatte secondo i ruoli e gli stereotipi che ogni società assegna ai sessi. Nella persona umana il sesso e il genere, il fondamento biologico e la sua espressione culturale, non sono la stessa cosa, ma non sono neanche completamente indipendenti. La lettera di R. si preoccupa di stabilire tra i due una relazione corretta. Allo scopo di liberare le donne da ruoli imposti dalla biologia (vedi maternità) questa soluzione non tiene conto dello specifico contributo delle donne, soprattutto delle madri e destabilizza la famiglia come istituzione sociale. Separando il genere dal sesso biologico c’è un supporto logico e teorico per equiparare le unioni omosessuali al matrimonio. Questo porta alle
donne un duro colpo alla loro identità come donne nonostante si propongano di
affermare la dignità delle donne come persone. Oggi la chiesa e l’antropologia cristiana si batte perchè il diritto delle donne al trattamento differenziale sia essenziale alla tutela della loro dignità e del loro valore specifico in quanto donne. Il contributo specifico delle donne nella società e nella chiesa, che non si riduce alla sola maternità, deve essere difeso come essenziale al benessere dell’umanità. Purtroppo occorre fare i conti con il peccato. Il fatto di migliorare i termini di collaborazione tra i sessi in termini di potere è una logica estranea al vangelo. L’innovazione del vangelo non è vedere uomini e donne avversari naturali in una lotta per il potere ma vedere la relazione tra sessi come immagine divina, redenta dalla grazia di Cristo. E’ una relazione ferita dal peccato che ha bisogno di essere guarita. La Chiesa proclama la loro pari dignità come persone, basata sull’identica natura umana, sia la loro specifica vocazione di uomo e donna, basata sulla loro differenza orientata alla comunione, ossia finalizzata all’amore. Per la chiesa l’uguaglianza e la complementarietà dei sessi non si escludono a vicenda. Al contrario la pari dignità di uomini e di donne come persone si realizza come complementarietà fisica, psicologica e ontologica (8). Questa complementarietà genera l’amore oblativo e la nuova vita. Uomo e donna costituiscono un’immagine umana della Trinità. Si affrontano queste tematiche a partire dalla rivelazione biblica. Tutte queste considerazione sono preziose tenendo conto della vittoria di Cristo e quindi della reale possibilità che con la sua grazia, uomini e donne possano realizzare il comandamento dell’amore. Si prospetta un nuovo femminismo: vedere il mondo dal punto di vista del genio femminile (EV 99). Qui sono i fondamenti teologici. DATI FONDAMENTALI ANTROPOLOGIA BIBLICA (5-12) C’è rilettura e commento di alcuni testi di antico/nuovo testamento. Si ribadiscono i tratti fondanti e inalienabili di una umanità creata al maschile e al femminile, e collocata in quanto tale sin dall’inizio (molto buono). Il dramma di questa relazione è segnata dal peccato, alienata dalla sua verità e bontà originali, in attesa di guarigione. Cristo interviene facendo verità sulla bontà originaria della relazione u/d pensata dal creatore per salvarla e guarirla. Tre osservazioni Si legge la parola di Dio in ordine da genesi ad apocalisse confermando come la rivelazione apre certamente l’umanità alla conoscenza di Dio, alla conoscenza del Figlio e insegna all’uomo la propria identità. Quando Dio parla rivela chi è lui stesso e chi è l’uomo. Ciò significa che non basta all’uomo e alla donna la conoscenza di sé in base alla propria esperienza o il proprio sapere. Se l’uomo e la donna vogliono conoscersi nella loro identità devono essere aperti a ricevere da Dio il segreto della loro identità. In questo la
differenza dei sessi non è un qualche cosa di marginale o una tematica
provvisoria eventualmente superabile dalla storia. Al contrario questa realtà
è presente fin dal principio della storia, della creazione, essa è
concomitante dal gesto creatore da cui scaturisce l’umanità. Nel corso della storia la distinzione maschile e femminile si colloca al centro dell’opera salvifica in cui Dio viene a visitare i suoi tramite il Cristo che diventa carne in una figura maschile attraverso l’accoglienza di una donna. Dio chiama all’esistenza in una visione maschile e femminile, e il Galati 3, 28 “non c’è più né uomo ne donna” lo si dirà nella vita eterna. Si insiste sull’approfondimento che Giovanni Paolo II ha fatto sulla antropologia e il matrimonio, la relazione e le catechesi sul corpo in fc, md, lett alle famiglie e alle donne. Quali tematiche da metter in evidenza dall’antropologia biblica - L’umanità è una realtà ontologicamente relazionale. Umanità è creata a immagine e somiglianza di Dio e questo è associato al richiamo della differenza dei sessi (1,27 …maschio e femmina li creò) Dio crea distinguendo, facendo emergere dal caos realtà differenziate. La distinzione è il presupposto e la condizione della relazione che è alla base della vita umana concepita per la comunione tra persone. Sin dalla nascita siamo caratterizzati da questa differenza e si è chiamati a vivere tale differenza. E’ proprio nell’esperienza del faccia a faccia con l’altro, prossimo e allo stesso tempo differente che l’essere umano trova la sua identità e realizza in sé qualcosa dell’immagine di Dio che in lui si trova. In epoca in cui si vuole appiattire la differenza o non riconoscerla il testo biblico è di importante valore. Non è una rivendicazione di poteri, ma si esprime la verità del rapporto, l’uno non può stare senza l’altro ed esistono ciascuno attraverso l’altro e per l’altro. - Il significato della sessualità. 6 e 8. analisi di Giovanni Paolo II sulla natura sponsale del corpo. Corpo è maschile e femminile e invita alla relazione secondo le espressioni non solo fisiche ma anche psicologiche e spirituali. La dimensione antropologica viene ampliata ad una dimensione teologica che riguarda la dimensione dell’umanità come il rapporto dell’immagine di Dio. La sessualità umana significa un chiaro orientamento verso l’altro; mostra che la pienezza umana sta proprio nella relazione nell’essere-per-l’altro. Spinge a uscire da sé. Ognuno di noi è amato da Dio per se stesso ed è chiamato a una pienezza individuale, ma non può raggiungerla se non in comunione con gli altri. Questa comunione avviene per amore in una differenza sessuata. Sembra che li abbia fatti maschio e femmina non per generare in primis ma per riflettere la sua immagine divina nella condizione sessuata dell’uomo. Sessualità ci parla allora di identità e alterità. Si è attratti non per una unità androgina (platone nel simposio) ma per realizzare la propria umanità. - Quando la relazione con l’altro è deteriorata. Il dramma del peccato rompe i rapporti tra l’uomo e Dio e tra l’uomo e la donna. Difficoltà quindi di riconoscersi come creatura di Dio e difficoltà di vivere la relazione e differenza tra sessi che caratterizza l’umanità nella sua natura relazionale. Siccome questa relazione dice il volto di Dio, si altera anche quella che è l’immagine di Dio. Bisogno allora della presenza di Cristo che riconcilia l’umanità con il suo creatore e la fa confluire con la sua relazione filiale con il Padre (11). - La creazione nuova in Cristo Cristo porta a compimento la Rivelazione dell’amore nuziale di Dio iniziata nell’antico testamento (10). Gesù nella sua mascolinità assume la parola dei profeti sull’amore di Dio-sposo e lo fa al di là di ogni aspettativa, fino alla croce. In Giovanni e la passione si esprimono le nozze messianiche. La relazione u/d in Apocalisse rimanda all’umanità che viene a essere redenta da Cristo. Ci si rifà alla differenza che ora è trasfigurata, non è più nella morte. Anche il celibe è implicato in questa differenza come promessa di un mondo futuro. Il maschile e il femminile si rifanno ontologicamente alla creazione. - Identità della donna La donna è fatta per l’uomo. Si sottolinea il ruolo e il significato della donna che oltre il semplice aiuto ezer. Ciò non è sottomissione o alienazione della donna. Si esprime quello che è l’amore di Dio per noi e per l’umanità. La collaborazione maschile e femminile trova compimento nella comunione ossia nella partecipazione alla carità che è l’essenza stessa di Dio rivelato come santa Trinità. Alcune considerazioni importanti da sottolineare - Dal versante delle donne Vi è un approfondimento della relazione uomo/donna da parte della chiesa privilegiando il versante delle donne, prospettiva che ha raggiunto la più alta vetta nella Mulieris Dignitatem. La Chiesa ancora una volta si schiera dalla parte della donna per la sua promozione vera e la sua liberalizzazione superando le discriminazioni contrarie al disegno di Dio e in primo luogo quella fondata sul sesso. (sesso femminile è quello debole… maschio mancato …..). Più che mai nel cristianesimo la donna fin dalle origini ha uno statuto speciale di dignità ma non ne sono ancora state scoperte ed elencate tutte le virtualità. - Dibattito culturale Il documento si allaccia al dibattito culturale sul ruolo del maschile e del femminile, considerati semplicemente in quanto dato da gestire in vista di un più ampio equilibrio delle disparità. Si vuole riportare la discussione e la riflessione sulla struttura costitutiva della persona e sulle modalità di una autentica conoscenza di sè. Cammino svolto fino a ora passa per la M.D e la Lettera alle donne (4). Il documento riconosce la differenza della donna come risorsa, nella dimensione anche sociale e ne considera alcune tra le forme fondamentali di espressione e di attuazione, e invita a una sempre più piena alleanza delle donne con gli uomini come risposta all’originaria “unità dei due”. La stessa radicalità dei problemi del nostro essere genere umano porta a radicalità in primo piano del nostro essere uomo e donna. - Il valore della differenza Il significato del termine differenza su cui le donne hanno impegnato la loro riflessione è uno dei più originali contributi alla odierna cultura e vanno al cuore del problematica femminile e della relazione uomo/donna. La differenza costituisce la chiave di lettura del documento. Nella terza parte si indicano le implicazioni pratiche di tale differenza sia sul piano esistenziale che sociale. Si mostra come la differenza risulti portante e importante per la comprensione della stessa identità di genere, la quale si articola in contenuti di significato sempre nuovi nel campo della relazionalità, reciprocità e nella comunicazione interpersonale famigliare e sociale. La riflessione sulla struttura costitutiva differente della persona, considerata non come un qualcuno astratto e neutro, ma nella sua concretezza esistenziale sessuata, non può non estendersi anche a una rilettura di quanto storicamente acquisito in termini di diritti e doveri, anch’essi quindi non neutri, e alla realistica valutazione della situazione della donna nel mondo. Infatti, in quanto fondati sulla persona, tali diritti e tali doveri non possono non essere segnati da quella medesima differenza di genere i cui contenuti storici, socialmente e culturalmente caratterizzati, fanno anch’essi parte della persona stessa. Il piano giuridico sottolinea questa differenza. Così sul piano sociale il godimento dei diritti e dei doveri affermati non può prescindere dalla differenza di genere. Essa decide infatti del loro sostanziale e effettivo esercizio e insieme della piena espressione del “genio donna”. Allora le azioni positive saranno non in vista di una uguaglianza ma di una parità. Si tratta di azioni e di misure di sostegno che mirano a superare, attraverso la realizzazione di pari opportunità, le disparità, ma non la differenza dell’uomo e della donna che risulta, anzi, ulteriormente affermata in quanto risorsa umana fondamentale. Si crea allora un nuovo paradigma applicabile a tutte le forme di disparità e di discriminazione sociale. In effetti la relazione uguaglianza/differenza vuol dire qualcosa di più rispetto alla relazione uguaglianza/disuguaglianza fondata sulla logica formale. Nella prima relazione, differenza vuol indicare qualcosa di proprio originale/originario che, in quanto non omologabile e non riducibile, costituisce una risorsa. Ciò porta a una valorizzazione su piani diversi all’accoglienza, alla valorizzazione delle diverse forme di differenza, assegnando loro piena cittadinanza: culture, razze, religioni… Si riafferma così la centralità della persona in tutte le sue articolazioni e dimensioni e si chiarisce come questa non sia un astratto neutro, ma comprende in sé nell’unità dei due, la ricchezza di due soggetti differenti, ognuno irriducibile all’altro, nell’ambito di una condizione umana una e indivisibile. Ci sono dei valori più propri maschili e valori più propri femminili. Ognuno sviluppa il proprio specifico Emerge tuttavia che l’originaria e originale differenza che comprende una altrettanto originale e originaria uguaglianza di valore e di dignità nella “comune umanità” esclude ogni apertura verso l’appiattimento di un egualitarismo omologante e verso ogni forma di interscambiabile equivalenza. La prima fecondità è l’essere se stessi per l’altro e ritrovare la propria umanità. - Conciliazione fra le responsabilità famigliari, professionali e di cittadinanza Sempre nella terza parte. Punto centrale non solo per la donna ma anche sul piano delle relazioni interpersonali, nella vita della famiglia e della società è la conciliazione fra le responsabilità famigliari, professionali e di cittadinanza. Si vuole capire, e siamo a un giro di boa sia per la donna che per l’uomo, il significato di conciliazione. Si tratta di capire il come si esprime, nelle forme concrete, l’essere l’uno per l’altro, dell’uomo e della donna, scoprire e confermare sempre il senso integrale della propria umanità. Cosa perdono le donne nel rapporto famiglia e lavoro? Cosa guadagnano nelle loro scelte? La problematica della conciliazione è ben più ampia di quanto si possa pensare sia sul piano personale, famigliare di relazioni, fino a essere terreno e premessa di prova di ogni questione inerente la realizzazione delle pari opportunità ed efficacia delle politiche sociali. Questo lavoro è da realizzare se si vuole rendere conto ai giovani la visione autentica e alta dell’importanza e della bellezza di quella radicale alleanza originaria tra l’uomo e la donna che costituisce il fondamento, nell’uguaglianza e nella differenza, della loro comunione di vita profonda totale e definitiva nel matrimonio, delle relazioni di coppia nella famiglia e delle reciproche responsabilità. Infine Grandi cambiamenti
e grande incertezza in tutti i campi. Il riferimento a quella radicale alleanza fra uomo e donna contestuale alla creazione stessa assume ulteriori e nuovi significati in particolare nella comunità familiare precedente a ogni forma di organizzazione sociale. Si sente la necessità e quindi di trovare quei principi fondanti quell’ordine iscritto nella natura creata “quell’assetto di cose uguali e diseguali che assegna a ciascuno il proprio posto” (6) che genera relazioni di giustizia e pace a cominciare da quelle uomo donna. In questa prospettiva il documento offre elementi di riflessione per discernere “nel complesso dei valori pluralistici, e delle contraddizioni ideologiche” (7) le modalità coerenti di attuazione di questi principi. Si sente la necessità di trovare quella connessione, all’interno dei processi di mediazione e di traduzione dal livello ontologico e teologico a quello storico, fra quei principi fondanti che creano in modo originario le relazioni umane, in questo senso fuori dal tempo, con la loro concretizzazione storica, nello spazio e nel tempo. E’ sfida che chiama in causa i valori umani fondamentali a cominciare da essere uomo e donna e da loro intrinseco significato. Giordano Don
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