Relazione del presidente
Si
raccontava nell’antica Grecia che un giorno un dio minore, giocando con
l’argilla del fiume, avesse modellato un figura d’uomo. Mentre si crogiolava
a contemplare la sua creatura inerte, vide passare Zeus.
Gli venne allora in mente di chiedergli di soffiare con il suo alito lo spirito
di vita sull’uomo di argilla. Zeus soffiò.
Quando la nuova creatura ebbe avuto la vita, iniziò una feroce discussione tra
gli dei.
Chi aveva diritto di dare un nome a questa nuova creatura?
Colui che l’aveva modellata oppure Zeus che le aveva dato la vita?
Il calore della discussione e il vociare svegliarono Cibele che,
arrabbiatissima, s’inserì nella discussione, dato che la materia prima per
modellare la figura era argilla presa dal suo stesso corpo senza permesso
e questo le dava tutti i diritti sulla nuova creatura.
Perciò aspettava a lei attribuire il nome.
Stanchi di vociare e maltrattarsi, i tre dei chiamarono Cronos come arbitro.
Questi dopo una lunga riflessione sentenziò: “Dato che fu Zeus a soffiare la
vita, quando questa creatura morirà, il suo spirito si separerà dal corpo e
tornerà da Zeus, mentre il corpo tornerà da Cibele.
Mentre vivrà – per tutto il tempo che io deciderò – essa sarà sotto la
sollecitudine di un dio “che si prende cura” , giacchè ha bisogno di molta attenzione,
dolcezza e solidarietà.
E dato che proviene dall’ ”Humus” , si chiamerà “umanità”.
Oggi
il concetto di prendersi cura è
diventato molto sanitario, socio assistenziale. Io che sono competente, che sto
bene, mi occupo in qualche modo di te, dei tuoi disagi.
Il forte che si rivolge al debole.
Anche chi si occupa di educazione, di
formazione, di accompagnamento, può rischiare di cadere in questo tranello di
sentirsi colui che dà, che comunica, che “concede” qualcosa a chi non sa.
Visto che apparteniamo tutti alla stessa umanità tutti abbiamo bisogno di
attenzione, dolcezza e solidarietà (le tre parole che Chronos pronuncia).
Prima di pensare di prendersi cura, dobbiamo imparare a accettare che noi
stessi per primi abbiamo dei limiti, delle povertà.
A sua volta anche noi abbiamo bisogno di attenzione dolcezza e solidarietà. Se
abbiamo esperimentato questo passaggio allora saremo pronti a fare qualche passo
per prenderci cura dell’altro.
In uno scritto il filosofo Heidegger dice che vi sono stanzialmente due
modi di prendersi cura.
Nel primo modo noi ci occupiamo degli altri, forniamo agli altri delle cose,
magari anche in modo disinteressato ma in
qualche modo assumiamo una posizione dominante.
Nel secondo caso e questa può essere chiamata la cura autentica, perché non si
occupa di cose da procurare agli altri ma li chiama in casa come soggetti; li
“aiuta” a diventare
consapevoli e liberi per la propria cura.
Nel primo caso l’Autore dice che è un “sostituirsi dominando” nel
secondo caso è un “anticipare liberando”.
La nostra Associazione si rivolge a delle persone che hanno una loro storia, un
loro percorso; propone dei cammini formativi nell’ambito della relazione,
riguardanti in particolare aspetti dell’affettività, sessualità.
Potrebbe diventare uno stile che ci contraddistingue lo slogan “anticipare
liberando” con attenzione, dolcezza solidarietà?
Vorrei
adesso, insieme con voi tutti, dare uno sguardo alla vita della nostra
Associazione.
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In
questo anno abbiamo superato la difficoltà passate legate alla gestione
della segreteria e indirizzo di posta elettronica. Abbiamo conferma che la
gente grazie a questa nuova organizzazione ci può contattare facilmente.
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Nell’ambito
delle attività della nostra Associazione, anche quest’anno sono state
portare avanti le proposte formative che oramai sono abbastanza consolidate.
L’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, la partecipazione a
progetti di formazione con altre realtà associative, il percorso del W.E.
di formazione per operatori di pastorale giovanile “Credevo
fosse amore …” sugli aspetti antropologici, psicologici,
medici e etici della sessualità e il percorso “Qualcosa
di nuovo- per più che amici e non ancora fidanzati” per coppie
di innamorati e incontri di formazione a diversi livelli.
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vorrei soffermare su un punto che ritengo particolarmente importante: la
nuova edizione della scuola di formazione.
Direi che è stato l’impegno più importante di quest’anno che ci ha
visto coinvolti in molti. La scuola, ha avuto una buona partecipazione (60
iscritti da 11 diocesi del Piemonte), una bella assiduità di presenze da
parte dei partecipanti.
E’ stato fatto un vero lavoro di equipe, un vero gioco di squadra che è
stato percepito e apprezzato.
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Continuano
a aumentare i contatti sul sito dell’Associazione. Abbiamo anche ampliato
la bibliografia e evidenziato i nuovi testi che sono stati
pubblicati dall’Editrice Cantagalli: ”Accompagnare nel cammino
dell’amore” e “Giovani sposi in cammino … non da soli”
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