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Oggi la tematica dell’educazione e formazione è un vera sfida. Si parla di emergenza educativa. Emergenza che
nasce sostanzialmente da tre componenti o dimensioni: La dimensione culturale pone a ogni formatore una sfida: oscillare tra l’arroccarsi su posizioni per lui certe e sicure o lasciarsi abbagliare dalle derive del relativismo. Si potrebbe cercare una terza via, quella della consapevolezza e confronto leale. La dimensione temporale si esplica nella velocità dei cambiamenti che caratterizzano il nostro tempo e la capacità di mediare tra conservazione e rinnovamento. La dimensione antropologia è rispondere alla domanda se accontentarsi di “pezzi” di persone o puntare, sognare, una formazione che abbia la pretesa di essere formazione integrale, che si rivolge a tutta la persona. La nostra Associazione che si occupa di formazione, viste le premesse appena accennate, si trova perfettamente in mezzo al guado. Possiamo con tranquillità affermare che siamo particolarmente attuali e moderni, nel pieno delle problematiche dell’oggi. Non dovremmo correre il rischio di occuparci di qualcosa che sa di stantio, superato. Questo però d’altra parte, ci deve stimolare ancora di più a fare meglio, a cogliere le emergenze di oggi. Per fare questo, direi che la sfida fondamentale è quella che dobbiamo tutti sempre più, imparare a imparare. Entrare in questa dimensione, ci permette di restare ancorati alla realtà, di non perdere incisività, ci dà l’elasticità di stare dentro a un tempo che ci presenta sempre cose nuove ma che ci chiede anche di non dimenticare quelle vecchie. Un altro elemento che credo sia importante per stare dentro la sfida educativa è la passione. E’ determinante mettere passione nelle cose che facciamo o che diciamo, che comunichiamo. La passione ci permette di entrare in piena relazione con gli altri nel processo formativo, facilita l’empatia. Fa bene a noi e alle persone che incontriamo. L’alternativa è essere completamente ininfluenti. La formazione è un ambito meraviglioso e al tempo stesso di tremendum. Questo perché entrare in una relazione formativa è qualcosa che ci affascina e ci attira ma in un certo senso, la temiamo perché da una parte sappiamo che avvicinandoci a una persona potremmo darle delle opportunità di cammino, di cambiamento, dall’alto siamo di fronte al mistero che si cela in ogni persona e potremmo mettere in atto un accompagnamento non così valido o fruttuoso. E’ indispensabile fermarci sulla soglia della libertà dell’altro. Vorrei adesso, insieme con voi tutti, dare uno sguardo alla vita della nostra Associazione.
Un grazie ancora a tutti voi Soci che siete il cuore pulsante dell’Associazione. Michelangelo Tortalla
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