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Numero 8 (Anno VI n. 1)

aprile 2003

Indice

1.  

Relazione del presidente (23 marzo 2003)


Relazione del presidente

Tanto tempo fa viveva in India un re il cui elefante un giorno impazzì. L’animale imbizzarrito attraversava i villaggi distruggendo letteralmente tutto ciò che incontrava nel suo cammino ma nessuno osava attaccarlo perché apparteneva al re.

Un giorno si sparse la voce che l’elefante impazzito si stava avvicinando ad un villaggio e aveva già attaccato alcuni passanti. Gli abitanti allora pensarono di rivolgersi a un tale che si dichiarava asceta. Egli stava per mettersi in viaggio ma lo pregarono di restare.  

L’uomo fu felice che gli fosse offerta l’opportunità di mettere alla prova la sua superiorità spirituale giacché era appena tornato da una lezione del suo guru. 

Il guru quel giorno gli aveva insegnato che doveva imparare a vedere Rama in ogni cosa.

“Poveri ignoranti!” esclamò rivolto agli abitanti del villaggio. “Non avete proprio alcuna dimestichezza con le cose spirituali! Non vi hanno mai detto che dobbiamo vedere Rama in tutto e in tutti e chi si comporta così godrà sempre della protezione di Rama? Lasciatemi andare, non ho paura dell’elefante”

La gente pensò che se l’uomo parlava così, aveva sicuramente tanta percezione spirituale e quindi era inutile discutere con un santo e lo lasciarono andare.

Era appena arrivato sulla strada che conduceva al villaggio che l’elefante gli si avventò contro, lo sollevò in aria con la proboscide e lo scaraventò contro un albero.  

L’uomo si mise a urlare di dolore. Per fortuna arrivarono nel frattempo le guardie del re e catturarono l’animale prima che uccidesse l’asceta disilluso.

Dopo molti mesi l’uomo guarì e fu di nuovo in grado di mettersi in viaggio. 

Si recò subito dal suo guru e appena lo vide gli disse: “L’insegnamento che mi avete dato era sbagliato. Mi avete detto di considerare ogni cosa pervasa da Rama. Io ho fatto così ma guardate che cosa mi è successo!

Il guru lo guardò con aria sorniona e replicò: “Che stupido che sei! Perché non hai pensato a vedere Rama nella gente del villaggio che ti aveva messo in guardia dall’elefante?”

Da questa storiella si potrebbe trarre più di un insegnamento ma per quel che ci riguarda come Associazione vorrei soffermarmi su una parola: relazione.

Se siamo qui è perché siamo interessati a camminare nella relazione. Nell’Associazione ci sono diverse sensibilità, diversi carismi, diverse competenze, diversi ruoli. Quello che ci accomuna tutti, ci fa crescere e stare bene, è essere in relazione.

L’asceta era uno spirito po’ un solitario, inoltre si sentiva superiore agli altri e con una certa smania di far vedere che ciò che sapeva. 

Lo stile che in questi anni cerchiamo di approfondire e applicare nelle azioni della nostra Associazione è quello del confronto, dell’ascolto degli altri. Siamo consapevoli che la verità, o almeno un pezzo di verità, nasce se tutti i cuori e le menti sono in sintonia.

Non siamo e non vogliamo essere dei navigatori solitari o presunti detentori di verità.

Solo il confronto paziente, difficile, costante, attento, profondo, ci può far capire quali possano essere i passi e le azioni più giuste da intraprendere.   

Dovremmo imparare tutti l’ascolto del cuore che non è solo sentire l’altro, ma è “auscultare”. E’ entrare in empatia, Questo stile dovrebbe caratterizzare il nostro stare insieme nell’Associazione, ma anche lo stare insieme alle persone che incontriamo o che ci chiedono aiuto. 

Stare ad ascoltare la gente del nostro villaggio senza avere la pretesa di sapere già perfettamente che cosa fare.  

La relazione deve essere il nostro chiodo fisso. Dobbiamo essere costruttori di relazione, tessitori di relazioni. 

Questo anno, nella scuola di formazione per nuovi soci, sia nell’ipostazione, all’interno del Comitato Scientifico e con i Tutors, sia nella conduzione, ci si è sforzati di usare il metodo del costruire insieme. 

Mi sembra stia crescendo la consapevolezza che lo stile del progetto AMOS è sempre di più incontrare le persone, in particolar i giovani, aiutandoli a “farsi la domanda giusta”, la domanda di senso, piuttosto che voler dare loro la  “risposta giusta”. 

Insieme si cresce e forse si trovano le strategie migliori. Il rischio contrario è andare a affrontare l’elefante da soli.   

Alcune iniziative di quest'anno ci hanno aiutato a capire ancora meglio l’importanza della collaborazione, del lavoro di équipe, anche se con competenze o ruoli diversi ma con lo stesso entusiasmo, lo stesso cuore.

Abbiamo in regione situazioni diversificate. C’è chi sta raccogliendo dei frutti; chi in questo momento fa un po’ più fatica; chi sta ricominciando e inizia a vedere qualcosa di nuovo all’orizzonte.

F. Ebner, che insieme a M. Buber, è un grande maestro del personalismo dialogico, in uno dei suoi diari dice: “Questo è il primo e l’ultimo problema dell’uomo …. arrivare alla relazione giusta”

Scommettiamo sulla relazione!

Un grazie particolare al Direttivo, al Comitato scientifico, ai Tutors e un grazie di cuore a tutti voi che fate esistere l’Associazione progetto AMOS.

                                                                       Michelangelo Tortalla

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