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Numero 9 (Anno VII n. 1)

aprile 2004

Indice

1.  

Relazione del presidente (4 aprile 2004)

2.  

La legge italiana sulla fecondazione assistita: una riflessione di don Paolo Mirabella

Relazione del presidente

Nella riflessione che vorrei condividere con voi, desidererei partire da due considerazioni. 

La prima è questa: alcune settimane fa, il telescopio orbitante Hubble, lanciato nello spazio nel lontano  1990, ha compiuto un’impresa straordinaria:ha fotografato il punto più remoto dell’universo. Ha ripreso delle protogalassie. Ha fotografato un ammasso di circa 10 mila galassie che distano dalla terra almeno 13 miliardi di anni luce. L’eccezionalità di questa impresa è data dal fatto che per la prima volta al mondo sono state fotografate delle galassie che sono nate poco dopo il grande botto del “Big Bang” dette appunto protogalassie, cioè almeno 13 miliardi di anni fa. Da 13 miliardi di anni trapassano l’universo con la loro luce e ora arrivano a noi.

Pensare alla grandezza dell’universo, da una parte mi da i brividi, e dall’altra mi riempie di riconoscenza  e commozione perché so che ognuno di noi è più importante, più grande, di miliardi di galassie.

Ho citato questo evento straordinario perché mi da lo spunto per una riflessione.

Se noi del Progetto AMOS vogliamo essere un progetto culturale, dobbiamo essere molto attenti ai minimi segnali che ci giungono dall’universo umano che abbiamo intorno. Imparare a cogliere dei piccoli segnali, decifrarli, analizzarli, ritenerli preziosi e non scartarli a priori. Anche se a una prima lettura potrebbero sembrare confusi, contradditori, indecifrabili.

Oggi, oltre al crollo delle ideologie di cui tanto si è parlato, siamo di fronte a un altro segnale culturale che dobbiamo tenere presente e capire. E’ quello che qualche autore ha chiamato “L’eclisse del senso dell’Intero”. 

Perdere il senso dell’Intero significa fermarsi al semplice frammento, non pensare al domani, rinunciare alla progettualità, cercare di amministrare il presente pensando quasi esclusivamente a sé. Tutto questo spesso per poter mascherare lo smarrimento del non avere una stella polare.

Se volgiamo cogliere la realtà di oggi, degli uomini e donne che percorrono i sentieri della storia di oggi, dobbiamo cogliere la frammentarietà dell’universo umano, in punta di piedi, con grande rispetto e considerazione, senza assolutamente sentirci al di sopra o al di fuori.    

Questa perdita di senso dell’Intero ha portato a una fragilità dei legami affettivi e frequente conflittualità a diversi livelli.

E’ importante costruire dei legami affettivi che siano alleanza amicali, sia all’interno della nostra Associazione sia come progetto di contagio all’esterno. Alleanze che mirino alle relazioni personali a costruire legami d’amore che considerino la persona non come “mezzo” ma come qualcuno prezioso, unico, che porta in se tracce d’infinità.    

La seconda considerazione, che è collegata alla prima, la vorrei introdurre con una storiella. 

Un giorno il saggio Meher Baba conversando con i suoi discepoli fece questa domanda.

“Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?” I suoi discepoli un po’ stupiti di questa domanda, si guardarono l’un l’altro dopo un po’ uno di loro rispose: “Perché perdiamo la calma”.

Baba riprese: “Che motivo hai di gridare se l’altro ti è accanto?”

I discepoli allora cercarono altre risposte ma nessuna soddisfaceva Baba.

Alla fine il saggio disse: “Quando due persona sono arrabbiate, i loro cuori si allontanano. Per coprire questa distanza e potersi sentire allora devono urlare. Più sono arrabbiate, più urlano”. Poi soggiunse: “Sapete perché invece due innamorati parlano tra di loro dolcemente senza gridare? E’ perché i loro cuori sono vicini. E più si innamorano più sentono che basta sussurrare o addirittura solo guardarsi negli occhi, senza parlare”.  

Infine Baba concluse: “Non lasciate che i vostri cuori si allontanino, altrimenti non riuscirete più a sentirvi”.         

Dobbiamo imparare a farci prossimo a che ci contattata, a chi incontriamo. Imparare a parlargli anche con il cuore e non solo con la voce.

Oggi c’è tanto bisogno di comunicazione del cuore. 

Dando uno sguardo al cammino di questo anno penso che anche se siamo piccoli e la strada davanti a noi può essere tanta, possiamo dire che qualche passo lo abbiamo fatto. 

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Abbiamo terminato la scuola biennale di formazione e oggi abbiamo la gioia di accogliere dei nuovi soci nella nostra Associazione. 

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Il materiale elaborato dai membri del Comitato scientifico che è stato sviluppato nel percorso del biennio, verrà a brevissimo pubblicato in un libro dalla casa Editrice Effatà.  

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E’ stata riorganizzata la segreteria.

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Nelle varie realtà sono stati realizzati corsi di formazione sia per operatori, educatori, formatori a vario titolo (a livello parrocchiale, zonale, diocesano, nelle scuole).

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Nel polo di Cuneo incontri di formazione per operatori di pastorale familiare e il w.e.  “credevo fosse amore”)

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Partecipazione alcuni convegni nazionali o regionali.

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Il prossimo grande appuntamento sarà il Convegno regionale  del 23 ottobre 2004 che ci dovrà vedere tutti impegnanti. 

Dobbiamo continuare a costruire: costruire ponti, legami.

Non dobbiamo fermarci, scoraggiarci, ma essere uomini e donne di speranza, attenti alle sorprese.

Sentinelle della speranza.  

Anche il telescopio Hubble a qualcuno sembrava già vecchio (è in orbita dal 1990) ma adesso gli scienziati di Baltimora  puntano i piedi  e dicono che deve continuare. Anche quando non vediamo dei grandi risultati e ci sembra di essere sulla breccia da tanti anni, dobbiamo continuare.

Siamo nati insieme al Telescopio spaziale Hubble!  Ci aspettano ancora tante sorprese!

Grazie a tutti voi che fate esistere l’Associazione Progetto AMOS.

                                                                  Michelangelo Tortalla

 

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La legge italiana sulla fecondazione assistita

Prima di entrare nel merito della riflessione è bene premettere i termini della legge approvata alla Camera lo scorso 10 febbraio. Questa legge:

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Permette il ricorso alla fecondazione assistita quando non si possono eliminare le cause che impediscono la procreazione.

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Permette la fecondazione all’interno di una coppia eterosessuale di sposi o di conviventi maggiorenni.

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Esige che la fecondazione assistita sia praticata all’interno di strutture pubbliche o private autorizzate dalla Regione.

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Limita a tre il numero degli embrioni che si possono creare in provetta ed esige che siano tutti e tre impiantati.

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Vieta la fecondazione eterologa.

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Vieta la fecondazione post-portem.

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Proibisce la crioconservazione (il congelamento degli embrioni), la soppressione degli embrioni ed un loro uso in vista della sperimentazione.

Dietro il dibattito e lo scontro che si è svolto a seguito dell’approvazione di questa legge, stanno almeno due questioni etiche fondamentali nell’ambito della Bioetica. Innanzitutto la questione della definizione dell’embrione: che cos'è l'embrione? Una questione che può essere risolta solo a condizione di riconoscere un orizzonte antropologico mediante il quale apprezzare il dato biologico, psicologico e relazionale dell’uomo, come realtà profondamente legate tra loro. Quando, infatti, non sono integrate ne scaturisce una visione atomizzata della persona, che c’impedisce di cogliere la portata di questa, come di altre questioni analoghe, nella loro globalità, e di trovare quindi delle risposte adeguate. Per questa ragione il definire cos'è l'embrione implica una riflessione interdisciplinare, che interpelli la biologia, la filosofia, il diritto, l'etica e, per noi credenti, anche la teologia. In questa prospettiva unitaria l'embrione è riconoscibile come vita umana, e merita pertanto un rispetto almeno proporzionato all’umana corporeità. Si tratta infatti di un organismo biologicamente destinato ad un obiettivo specifico: quello di diventare bambino.

La seconda questione è relativa alla qualità del rapporto dei genitori rispetto al figlio. La coppia può infatti sviluppare due possibili atteggiamenti tra loro contrapposti: quello di considerare il figlio come un diritto, oppure quello di pensarlo come un dono da desiderare.

Se il figlio è pensato come un diritto diventa una “proprietà” da esibire, oggi come un “oggetto”, domani per i risultati che raggiunge. La vita di questo figlio è già progettata a priori dai genitori. Con quest’atteggiamento è certo che se il figlio non “arrivasse”, ci si sentirebbe autorizzati ad accanirsi, con qualsiasi mezzo, per ottenerlo.

Diversa è la prospettiva del dono. Quello di avere un figlio è un desiderio legittimo della coppia: in esso è condensata la tensione a trascendere se stessi e a rendere partecipe un altro dell'amore che unisce la stessa coppia. Con questa disposizione il figlio non è ricercato con un accanimento esasperato e qualora non “arrivasse” si cercherebbero altre strade per manifestare la propria fecondità.

Dalla risposta a queste due questioni fondamentali dipendono sia il giudizio sulla legge che regolerà la pratica della fecondazione assistita nel nostro paese, sia, ancor più radicalmente, l’atteggiamento complessivo verso la vita.

          Don Paolo Mirabella

 

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