CONVEGNO
FAMIGLIA:
INSIEME SI PUÒ EDUCARE ALL’AMORE E ALLA SESSUALITÀ
(Sintesi
delle relazioni a cura di Maria Ciola e Claudio Cortese)
Il Progetto AMOS, in collaborazione con la
Pastorale Familiare della Diocesi di Torino e il Forum delle
Associazioni Familiari, ha organizzato il Convegno “Famiglia:
insieme si può educare all’amore e alla sessualità” che si
è tenuto a Vinovo sabato 23 ottobre 2004.
Il primo intervento, “Famiglia, giovani,
sessualità: lo stato delle cose” è stato di
taglio sociologico e ha dato alla platea una visione
generale del modo in cui famiglia e giovani oggi vivono le tematiche
dell’affettività e della sessualità. La riflessione della
dottoressa Ferrero Camoletto, ricercatrice presso il Dipartimento di
Scienze Sociali dell’Università di Torino, ha preso avvio
presentando un’analisi del tipo di rapporto che lega oggi giovani
e famiglia: dalle ricerche degli ultimi anni emerge come i giovani
vivano bene (e a lungo) in famiglia, poiché trovano in essa un
clima di convergenza e affinità con i genitori anziché il
conflitto che caratterizzava i rapporti parentali negli anni ’70
alimentando la divisione tra le generazioni. Dunque un cambiamento
che porta da una famiglia di tipo normativo, che impone delle
regole, a una famiglia democratica, di tipo
dialogico/affettivo, che ascolta e accompagna il figlio. Le regole
imposte dai genitori sono poche, “minimaliste”(gli orari,
l’ordine dei propri spazi), oppure sono “meta-regole” (ad
esempio il rispetto verso le persone in generale) che si declinano
con interpretazioni molto differenti e non danno luogo a
comportamenti specifici. La rimozione degli elementi di
conflittualità sembra essere un imperativo culturale al quale anche
i figli si attengono per ridurre la tensione e generare un clima
sereno, lasciando sullo sfondo le divergenze e le differenze,
evitando di esprimerle quando sono in famiglia.
I figli vedono un modello nel modo in cui i
genitori hanno costruito la loro famiglia ma non condividono il loro
modo di essere coppia: i modelli sono plausibili,
comprensibili all’interno del mondo sociale e culturale in cui
essi sono cresciuti, ma le pratiche sono differenti, i
genitori non sono considerati “esempi validi” oggi; dunque
esperienze con cui confrontarsi, ma che non indicano più la via da
percorrere.
La relazione quindi
ha presentato alcuni dati relativi al rapporto che i giovani hanno
con la loro sessualità: emerge come la sessualità venga ritenuta
dai giovani un diritto acquisito da gestire in piena
autonomia come momento di autenticità in cui il proprio essere
viene “messo a nudo”. Se consideriamo che cosa caratterizza una
relazione affettiva tra i giovani, emerge la rilevanza della
componente fisica-sessuale rispetto a quella ideale-valoriale e di
gusti: i rapporti affettivi si giocano molto più per una
“questione di pelle” che per la condivisione di aspirazioni,
ideali, valori.
L’età della
“prima volta”, in Italia, si aggira intorno ai 17-18 anni per i
maschi e tra i 18-19 per le femmine: è un “rito di passaggio”
verso la società adulta che supplisce la mancanza di altri riti.
Sono anche stati individuati tre percorsi “tipo” per descrivere
l’iniziazione sessuale: più tipicamente femminile è l’affinità
sessualizzata (ovvero una relazione affettiva che prevede il
rapporto sessuale); caratteristica più maschile è invece la relazione
sessuale sentimentalizzata (dove il rapporto sessuale
prelude a una componente affettiva non però necessaria); esiste poi
una via intermedia in cui l’aspetto affettivo e
sessuale vanno di pari passo e il sesso è uno dei modi per
conoscere meglio l’altro. Emerge anche una certa
“disinvoltura” nelle pratiche sessuali dei giovani oggetto della
ricerca presentata: il “repertorio” ampio e le competenze alte
portano a stili differenti che suddividono i giovani in
tradizionalisti (un rapporto sessuale che si limita allo “stretto
necessario” con un maggiore senso del pudore), alternativi
(utilizzo di pratiche provocatorie e trasgressive) e creativi (un
mix di tradizione ed
esperienza).
La famiglia dialogica riesce meglio di quella
normativa ad intercettare la questione dell’educazione alla
sessualità dei propri figli? No. Proprio qui vediamo all’opera
meccanismi di negoziazione, strategie di evitamento, rivendicazioni
di autonomia e pluralismo di riferimenti. Sessualità e morale sono
aree in cui vige l’autonomia normativa: le regole si
creano all’interno della coppia e non ci sono valori assoluti in
questo ambito anche se poi i giovani sono in prima fila nelle
battaglie di denuncia di prostituzione, pedofilia e pornografia. Due
principi guidano la visione della sessualità da parte dei giovani:
l’idea che il comportamento sessuale riguardi esclusivamente il
rapporto tra due individui, e l’idea quindi che, all’interno di
un consenso dei due partner, non si diano vincoli di sorta. Ci si
affida sempre più ai sentimenti (nel senso letterale, a “cosa si
sente”) come criterio di orientamento rispetto a valori e ideali:
è il primato dell’esperienza e il riconoscimento
dell’impossibilità, anche in campo morale, di prescindere dalle
specifiche condizioni (“dipende”).
La famiglia è una
delle molteplici fonti da cui i giovani attingono in tema di
sessualità ma gli interlocutori privilegiati per le questioni
interenti il campo dell’affettività e della sessualità sono gli amici,
seguiti solo a notevole distanza dai genitori e da altri parenti. I
genitori oggi appaiono molto disponibili e interessati a dialogare
con i figli sulle questioni per loro importanti: la sfera affettiva
e sessuale rappresenta quindi non più un tabù, quanto piuttosto
un’arena di contrattazione tra genitori attenti e figli che
adottano una “trasparenza filtrata”, mediando tra apertura al
confronto e difesa della propria intimità.
La maggiore armonia familiare e la
democratizzazione dei rapporti non implicano quindi automaticamente
un aumento della confidenzialità dei figli con i genitori. Questi
ultimi si trovano in una posizione difficile, orientati
culturalmente verso l’apertura dialogica, che è divenuto una
sorta di “imperativo pedagogico”, ma non sempre sono attrezzati
per gestire tale livello di intimità con i figli.
Il secondo intervento, tenuto da monsignor
Giuseppe Angelini, docente di Teologia Morale e Preside della Facoltà
Teologica dell’Italia Settentrionale, ha avuto un taglio
filosofico, focalizzando l’attenzione sul tema “Educazione e
identità di genere: il maschile e il femminile”. Presupposto
di partenza della relazione è che la polarità tra il maschile e il
femminile possa essere considerata una dicotomia essenziale per
analizzare e comprendere l’umano. La percezione della polarità
maschile-femminile ha in tal senso un valore “architettonico”
rispetto al reale, è “matrice” del reale, perché la figura
archetipica del rapporto con l’altro (con il diverso da sé: ogni
altro individuo, ma anche Dio stesso) è il rapporto uomo-donna.
Questo rapporto rende esplicita la possibilità della Parola
(nella coppia ci si relazione con la parola), della Promessa
(la coppia si promette fedeltà), ma anche della Generazione
(la coppia è feconda, crea qualcosa che non c’era). Grazie alla
presenza della coppia, con la sua polarità maschile-femminile, con
la sua differenza, l’uomo può stare sulla terra come “in una
casa che gli parla del Padre”, può riconoscere la natura del
reale e attribuire senso alla sua esperienza. In sintesi, la polarità
maschile-femminile è analoga al significato del reale.
È per questo che il figlio “spia” i
genitori (senza esporsi troppo con una domanda diretta): a partire
dalla qualità del rapporto tra i genitori che verifica con la sua
osservazione, trae indicazioni circa la possibilità di relazione
che è data all’essere umano.
Così come due occhi consentono all’uomo di
vedere la profondità di campo, due identità sessuali consentono
una maggiore percezione del senso delle cose: la polarità
maschile-femminile è essenziale per intendere l’umano immerso in
un mondo di relazioni in cui Dio è relazione e lo è tutto il
Creato. La diversità è il terreno della relazione, è la
condizione in cui questa si rende possibile; e la relazione
affettiva e coniugale è un territorio in cui l’uomo e la donna si
giocano una parte importante del loro potenziale di relazione. Ecco
perché occorre guardare criticamente all’indeterminazione
dell’identità sessuale che l’attuale cultura propone: in questa
indeterminazione si nasconde infatti una delle cause della crisi
della civiltà contemporanea.
Oggi sempre meno la cultura acquisita è
congruente con le esigenze dei processi di identificazione e di
educazione all’acquisizione di una identità sessuale. La
tradizione si è persa perché i valori e gli stili sono dettati
dall’industria culturale. In questa luce la stessa rivendicazione
del “primato della persona” può avere degli esiti negativi, là
dove parlare di “persona” in senso generale porta a dimenticare
il maschile e il femminile che abitano dentro la persona. È bene
non dimenticare che dietro la persona c’è un maschio o una
femmina, che vanno riconosciuti in quanto tali prima ancora che in
quanto persone. D’altra parte è l’incontro tra maschile e
femminile a generare la persona, per cui maschile e femminile sono
antecedenti alla persona, fondanti rispetto ad essa. Se vogliamo
riferirci all’umano in modo veramente autentico è bene
considerare il maschile e il femminile.
Il riferimento alla persona, così in voga
nell’attuale cultura, evidenzia proprio la pericolosa
dissociazione tra la natura e la cultura stessa che attualmente si
propone all’esperienza dell’uomo. È una dissociazione
che non regge: la cultura non è possibile senza una natura
che la sostiene. Il progetto di espellere la dicotomia
maschile-femminile dalla cultura contemporanea non risponde alla
natura. Occorre sostenere e promuovere, in ogni spazio educativo, il
riconoscimento e la scelta della propria identità sessuale: una
“naturale” avventura, una peripezia che consente di diventare
grandi integrando le diverse facoltà (la ragione, il sentimento,
ecc.)e abilitando al “passaggio all’azione”.
Nel pomeriggio il Convegno è proseguito
attraverso gli interventi di differenti figure che operano nel
Progetto AMOS proponendo contenuti di tipo medico, psicologico,
etico. Una coppia animatrice, che opera sul territorio per
promuovere le attività di AMOS e contribuisce a gestire gli
interventi formativi ha presentato alcune di queste attività
intraprese nel corso degli anni e qui di seguito sintetizzate.
PROGETTO AMOS: OFFERTA FORMATIVA
v
“CORSO BIENNALE DI FORMAZIONE PER ÉQUIPES E COPPIE
ANIMATRICI”
Destinatari:
specialisti (psicologi, medici, insegnanti, consulenti etici…),
sacerdoti e coppie di sposi interessati alle tematiche
dell’affettività e della sessualità alla luce della visione
cristiana sulla persona umana.
Metodologia:
tre giornate di formazione all’anno più un week-end residenziale
finale. Ogni incontro prevede relazioni e discussioni, riflessioni
personali, lavori di gruppo e workshop. Materiale: dispense
fornite dai relatori e rielaborazione dei contributi di gruppo.
v
“QUALCOSA DI NUOVO” – Percorso per “più che
amici, non ancora fidanzati”
Destinatari:
una proposta rivolta a gruppi di giovani coppie in avvio (8-10
coppie) che intendono approfondire la loro conoscenza con l’aiuto
di coppie animatrici giovani con qualche anno di matrimonio alle
spalle, in un’ottica di progettualità, responsabilità e fede.
Metodologia:
9 incontri che affrontano tematiche diverse (l’identità, il dono
di sé, la relazione, la sessualità, i valori, la responsabilità,
…) utilizzando giochi, riflessioni personali e in coppia, canzoni,
film, scritti, role-play, test…
Materiale:
il supporto è dato dal testo “Qualcosa di nuovo”, predisposto
dal Progetto AMOS in collaborazione con la Commissione Regionale di
Pastorale Familiare del Piemonte, che ogni gruppo di coppie
animatrici utilizza come base per adattare il percorso alle esigenze
del gruppo che conduce.
v
“CREDEVO FOSSE AMORE…” – Week end per
animatori sul tema dell’affettività
Destinatari:
animatori (dai 18 anni di età) di gruppi giovanili (massimo 30
persone).
Metodologia:
due giorni intensivi sulle tematiche legate all’affettività. L’aspetto
antropologico, l’aspetto medico-fisiologico, quello psicologico ed
etico proposti come riflessione attraverso il contatto con contenuti
più tradizionali e metodi di approfondimento che mettono in gioco
la persona (role-play, questionari, giochi).
Materiale:
lucidi, cartelloni, storie, musica…
v
“CORSO PER OPERATORI DIOCESANI DI PASTORALE
FAMILIARE”
Destinatari:
responsabili dei corsi di preparazione al matrimonio, coppie
animatrici di gruppi famiglia, sacerdoti responsabili di pastorale
familiare nei diversi ambiti.
Metodologia:
tre pomeriggi nell’arco dell’anno per approfondire le
metodologie legate all’organizzazione di incontri formativi per
adulti (tematiche da affrontare e tipologie di approcci, scelta dei
metodi da utilizzare, setting…). Lezioni frontali e laboratori.
Materiale:
dispense, lucidi, cartelloni.
v
“CORSO AGGIORNAMENTO PER INSEGNANTI”
Destinatari: insegnanti di religione.
Metodologia:
serie di 4 incontri per approfondire l’aspetto antropologico,
l’aspetto medico-fisiologico, quello psicologico ed etico legati
alla realtà dell’educazione dei ragazzi nella scuola.
Materiale:
dispense fornite dai relatori del Progetto AMOS.
v
“CORSI DI EDUCAZIONE ALLA SESSUALITÁ E AFFETTIVITÁ
PER LE SCUOLE”
Destinatari:
alunni delle scuole di ogni ordine e grado.
Metodologia:
serie di 3 incontri svolti in ogni singola classe con tematiche
inerenti la sessualità e l’affettività attraverso gli aspetti
antropologici, medico-fisiologici, psicologici e di prevenzione.
Materiale:
diapositive, lezioni frontali, attività pratiche con i ragazzi.